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I sintomi dell'attacco di panico

  La terapia cognitivo comportamentale

  Caratteristiche del disturbo di attacco di panico

  Introduzione ai disturbi d'ansia e d'attacchi di panico

  Come affrontare l'attacco di panico

  Esperienza di un paziente con attacco di panico

  Ancora una descrizione dell'attacco di panico

  Incidenza della razza per l'attacco di panico

  Decorso clinico dell'attacco di panico

  La Terapia Cognitivo  Comportamentale per gli attacchi di panico

  Relazione tra panico, ansia e depressione

  Come l'ansia può diventare depressione

 Relazione tra ansia e panico

  Introduzione alla depressione

  Relazione tra attacchi di panico e depressione

 Relazione tra agorafobia e panico

  Trattamento dell'agorafobia

  I diversi tipi di ansia

  Differenze diagnostiche per i disturbi di ansia

  Riconoscere l’ansia

  Fare diagnosi di ansia in modo appropriato

  Cause dell’ansia

  Stress e ansia

  Base neurochimica dell’ansia

  Alterazione dei neurotrasmettitori nell’ansia

  Farmaci per l’ansia

 Ansia e carattere

  Cura.Una volta per tutte!

  Capire l’ansia

  Interventi sull’ansia

  Modelli dell’ansia in terapia cognitiva

  Spiegazione dell’ansia in terapia cognitiva

  Riflessioni sull’ansia

 

 

SINTOMI DEI DISTURBI

Agorafobia

Attacchi di panico

Disturbo di panico

Disturbo post traumatico da stress

Fobia sociale

Fobia specifica

Disturbo d'ansia generalizzata

Disturbo ossessivo compulsivo

Disturbo d'ansia indotto da sostanze

Disturbo acuto da stress

Disturbo da dismorfismo corporeo

Ipocondria

Disturbo di somatizzazione

Disturbo di conversione

Disturbo algico

Teorie biologiche del panico

La teoria dell'attacco

La teoria del falso allarme

Capire gli attacchi di panico

Desensibilizzazione sistematica

La tecnica dell'auto aiuto

Sfidare l'intollerabilità dell'incertezza

Imparare a rilassarsi

Consigli utili

 

 

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L’attacco di panico è un disturbo che colpisce una persona ogni 75 circa, quasi sempre colpisce durante l’adolescenza o all’inizio dell’età adulta e purtroppo le cause scatenanti tale problema non sono ancora chiare, non ci sono prove certe che dimostrino l’incidenza di determinati fenomeni come sposarsi, avere un figlio ecc…

Si può però parlare di un problema ereditario, infatti se un vostro familiare almeno una volta nella sua vita, ha sofferto di attacchi di panico, si ha un aumento del rischio di insorgenza per voi stessi, il problema potrebbe verificarsi in un momento particolarmente stressante.



COME SI MANIFESTA L'ATTACCO DI PANICO

L’attacco di panico si manifesta con un improvviso aumento della paura, si manifesta senza preavviso e senza un preciso motivo; è molto più intenso del senso di stress che prova ognuno di noi quotidianamente. I sintomi includono:

Aumento del battito cardiaco

Difficoltà respiratoria

Terrore quasi paralizzante

Vertigini, nausea

Tremore, sudorazione, agitazione

Soffocamento, dolori al petto

Vampate di calore o improvvisi brividi

Formicolìo nelle mani e nei piedi

Paura di morire o di impazzire

Il classico attacco di panico sembra essere la risposta che gli esseri umani danno quando si trovano in una situazione difficile, è una vera e propria fuga dal dolore, dalla sofferenza. Non è escluso però che tali episodi si possano verificare in situazioni apparentemente normali, anche mentre si dorme.

Oltre ai sintomi sopra indicati, l’attacco di panico può essere caratterizzato dalle seguenti condizioni:



Si verifica senza preavviso e si è incapace di fermarlo;

Il livello di paura che si prova è sproporzionato rispetto alla situazione che si sta vivendo;

Gli attacchi passano in pochi minuti oppure si ripetono per ore.

L’attacco di panico non mette la persona in pericolo di vita ma la porta a credere di diventare pazzo, ci si sente paralizzati e fuori controllo, tanto da provocare delle complicazioni quali fobie, depressione, abuso di medicinali e a volte anche il suicidio. Può essere talmente devastante da impedire alla persona di affrontare il mondo esterno. In realtà le fobie che sviluppano le persone che hanno avuto episodi di attacchi di panico non dipendono da paure reali ma piuttosto dalla paura che l’evento si possa ripetere ancora, cominceranno così ad evitare certi oggetti o situazioni perché pensano che possano innescare altri attacchi.



La maggior parte degli specialisti sono concordi nel considerare più adeguata una terapia di tipo cognitivo- comportamentale associata a volte anche a dei farmaci.

La prima fase della terapia consiste nell’informazione, bisogna capire cos’è l’attacco di panico e rendersi conto che molte persone ne soffrono. Molte persone affette da tale disturbo sono portate a credere che stiano impazzendo o che ciò induca ad un attacco cardiaco; proprio la “ristrutturazione cognitiva” ( cambiare il modo di pensare), aiuta il malato a sostituire quelle credenze con pensieri più realistici e positivi. La terapia cognitiva può aiutare il paziente ad individuare i possibili attacchi di panico, il cui limite potrebbe essere un pensiero o un cambiamento del battito cardiaco. Solo quando il paziente riesce a capire quale può essere la molla che fa scattare l’attacco di panico, può anche imparare a prevenirlo. La componente principale della terapia è quella che molti medici hanno definito” esposizione in immaginativo” che è simile a quella usata per la desensibilizzazione delle fobie, ma si concentra di più su ciò che è reale. Le persone colpite dall’attacco di panico hanno più paura che l’evento si ripeta che di oggetti e situazioni precise; la loro più grande paura è che l’attacco si scateni in determinati luoghi o circostanze.

L’esposizione in immaginativo può aiutare a superare l’attacco di panico, passando attraverso i sintomi: frequenza cardiaca elevata, vampate di calore, sudorazione e così via, e insegnare loro che tutte queste situazioni possono anche non sfociare in un attacco di panico. La terapia comportamentale è anche efficace per affrontare la situazione ed evitare attacchi di panico associati a fobie, per esempio.

Le tecniche di rilassamento sono importanti nel “passaggio attraverso l’attacco”, queste tecniche comprendono la riqualificazione della respirazione, infatti alcuni specialisti hanno notato che chi soffre di attacchi di panico, tende ad avere i tassi di respirazione un po’ superiori alla media; imparare a rallentarli può aiutare ad evitare futuri attacchi.

In alcuni casi risultano necessari anche i farmaci anti-ansia, antidepressivi e anche i farmaci cardiaci soprattutto i beta-bloccanti, per regolarizzare i battiti irregolari.

Infine anche un gruppo di sostegno con altri malati può essere utile, non può sostituire la terapia ma può essere un’aggiunta molto valida. Tutti questi trattamenti devono essere prescritti da uno psicologo o uno psichiatra.



Le persone che soffrono di attacchi di panico a causa dei conseguenti malori fisici, cercano rimedio presso il proprio medico. Le persone ansiose vivono socialmente delle esperienze terribili che le portano a vivere appartate lontano dalla realtà. Panico e agorafobia sono disturbi sociali, anche se a volte le persone che ne soffrono, ne parlano anche con amici e parenti. L’immagine delle persone ansiose è quella di persone che vivono isolate da tutto e tutti, anche se non si tiene conto del fatto che una causa dell’ansia è proprio la solitudine. Così la persona socialmente ansiosa rimane sola, anche durante una terapia di gruppo, il numero dei presenti deve essere modesto almeno per le prime sedute poiché i malati hanno paura di parlare, di richiamare l’attenzione su loro stessi, di sentirsi in imbarazzo.

Contrariamente a quello che comunemente si pensa, le persone che soffrono di ansia sociale non degenerano nell’agorafobia, questa si ha a causa di attacchi di panico e non come conseguenza dell’ansia sociale. Allo stesso modo l’attacco di panico non sfocia nel disturbo di personalità.

Inoltre contrariamente alla dicitura di alcuni psichiatri, le persone che soffrono di attacchi di panico non sono soggette anche all’ansia sociale, anche se non è raro che alcune persone che soffrono di ansia sociale dicano: “sono nel panico”. Non è esclusa la possibilità che entrambi i disturbi si manifestino, ma ce ne sarà sempre uno predominante. Alcune persone soffrono contemporaneamente di ansia, disturbi ossessivo- compulsivo, stress post- traumatico o ansia generalizzata

Dagli ultimi studi, il disturbo d’ansia sociale risulta il più diffuso, e non è un’eccezione che questi malati abbiano difficoltà a cercare aiuto, solo il pensiero di ciò può creare alti livelli di ansia.

L’attacco di panico con o senza agorafobia è il secondo disturbo più diffuso. I disturbi d’ansia sono i disturbi che colpiscono la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, ma nonostante ciò ancora esiste una scarsa quantità di ricerca in merito e di esperienza clinica.

L’opinione pubblica continua a concentrarsi sui disturbi psicologici più strani e incomprensibili, tralasciando questi che sono i più diffusi.

 

IL DIRETTORE

Dott. Pierpaolo Casto

Riceve a Casarano

per Lecce, Brindisi,

Taranto

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Xanax, Lexotan, En, Tavor, Valium, Cipralex, Ansiolin, Tranquirit, Dalmadorm, Compendium, Frontal, Valeans, Minias, Anseren... li conosci? Ebbene si, sono anni che li butti in bocca e con un sorso d’acqua li mandi giù! Da troppo tempo incontro persone stremate da anni di sofferenze e drogati da farmaci prescritti incautamente per curare, ma che alla fine non hanno curato proprio nulla. La letteratura mondiale scrive a chiare lettere come il trattamento migliore per la cura dei disturbi d’ansia, quindi attacchi di panico, fobie, ansia sociale, disturbo ossessivo compulsivo, per non parlare di altri disturbi, come quelli dell’umore è l’integrazione tra Psicofarmaco e Psicoterapia. Come mai sono anni che il tuo medico di base prescrive psicofarmaci e non si accorge che non guarisci mai? Come mai non tiene conto che la strada che sta percorrendo non sta portando da nessuna parte e non si orienta, quindi, verso altre strada? Perché, se vuole veramente guarire il suo paziente, non cambia strategia? Come mai a questo punto non suggerisce la psicoterapia come più valido e forse definitivo aiuto? Non voglio pensare che il dottor. …. , o che la dottoressa … durante i suoi studi o corsi di aggiornamento non abbia studiato l’importanza e la necessarietà in molte situazioni, come proprio quelle di ansia, di panico, di depressione, di intervenire anche con l’ausilio della psicoterapia quando il solo farmaco non sta dando risultati? In molti casi lo psicofarmaco è necessario per ristabilire equilibri biochimici importanti, tuttavia gli svantaggi più evidenti di un uso prolungato e ingiustificato di farmaci ansiolitici sono la dipendenza fisica (difficoltà nell'interrompere la terapia) e la tolleranza (sono richieste dose sempre più elevate per lo stesso effetto farmacologico) soprattutto nel caso delle benzodiazepine. Come conseguenza, l'interruzione della terapia può provocare spesso effetti indesiderati notevoli come ulteriore ansia, insonnia e attacchi di panico, tipici di una crisi di astinenza, ragione per cui, usare questi farmaci in modo incauto quando non necessario, potrebbe far entrare in un infelice circolo vizioso. Da sottolineare come un paziente che da anni soffre di un disturbo costruisce degli schemi di pensiero e di ragionamento che contribuiranno a rendere cronico… cronico… cronico un disturbo semplice da cui il paziente doveva guarire in breve tempo!!! …Sarebbe potuto guarire in breve tempo! Proprio ieri ho incontrato “Antonio” un ragazzo con disturbo di attacchi di panico, soffre del disturbo da quattro anni, il suo medico curante (L’illustrissimo dottor… ) ha continuato per quattro anni a prescrivere psicofarmaci, psicofarmaci e solo psicofarmaci. Antonio era partito quattro anni fa lamentando al suo medico una occasionale sensazione di agitazione e il sonno un poco disturbato. Oggi invece Antonio non riesce più ad uscire da casa se non accompagnato, comunque non si sente sicuro nello spostarsi in ore di punta o a percorrere strade trafficate, in quanto, qualora un malessere, sarebbe difficile allontanarsi da quel luogo o ricevere soccorso.

Oggi Antonio, per nessun motivo si sposta dal proprio paese, perché questo significherebbe allontanarsi troppo dalla propria abitazione considerata “base sicura”. In realtà oggi Antonio si sposta raramente dalla propria casa e dal proprio quartiere, quasi esclusivamente per raggiungere lo studio del proprio medico, il dott. … e farsi prescrivere le “sue medicine”. Oggi Antonio, secondo quella “medicina” che ha studiato il suo medico, è un malato cronico… dove per cronico si intende quel paziente che soffre di malattia da cui non si può guarire e che l’unico intervento è quello di tamponare facendogli assumere psicofarmaci per tutta la vita. Oggi Antonio è malato nei pensieri, perché nei suoi pensieri la piazza del paese è un pericolo, perché la banca o l’ufficio postale, sono visti come un pericolo, è malato nei pensieri perché la notte non dorme nel suo letto immaginando che, qualora una crisi, il trovarsi nel letto sarebbe perdere minuti preziosi nella fuga verso l’ospedale. Antonio oggi prende 1 compressa 3 volte al giorno e 20 gocce sempre per tre volte al giorno, ore 8.00, ore 12.00, ore 20.00… sulla ricetta c’è scritto così. Antonio in un anno assume oltre 1000 compresse (3x356=millenovantacinque) e oltre 21.000 gocce (60x365 =ventunomilanovecento).

Antonio non si separa mai da una bottiglietta d’acqua che porta sempre con sé. Ieri Antonio ha pianto ancora. In tasca, non riuscirebbe mai a farsi mancare la stessa compressa da sciogliere sotto la lingua in caso di bisogno… di bisogno…! L’ha consigliata il suo medico.

Si, sempre lui il dottor… Proprio l’illustrissimo dottore che, secondo me, lasciatemelo dire: di Antonio non ha mai capito e continua a non capire un granché.

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